Covid-19, la pornografia nel fotografare le passeggiate degli altri

da | Gen 7, 2021 | La nostra opinione | 0 commenti

Che la pandemia avesse cambiato il nostro modo di vivere non è assolutamente in discussione; il Covid-19 si è insinuato in ogni nostra abitudine e, manco a dirlo, anche nel nostro modo di postare sui social.

In questi tempi dubbi e traballanti, possiamo annoverare un nuovo tipo di pornografia: quella di fotografare le altre persone in giro, solitamente per la piazza, nei parchi pubblici o comunque in luoghi di aggregazione.

Personalmente non sono un grande fan di questa pratica perché ha in sé la prima grande contraddizione: se tu sei in grado di fotografare un luogo gremito, vuol dire che ne fai parte.

Non sei uno sceriffo, di quelli in città ne abbiamo già abbastanza, non sei un vigilante, un membro delle forze dell’ordine e nemmeno un entità divina che tutte vede e provvede: sei una persona in un luogo pubblico, proprio come quei “folli scriteriati ALLORACELAMERITIAMOLAPANDEMIA” che sono in via Contrari a pochi metri da te.

La seconda grande contraddizione sta nella giustificazione degli utenti: “Ero solo di passaggio”, “Stavo andando a fare la spesa”, “Mi stavo recando al lavoro“.

Perché contraddizione?

Perché a meno che l’aspirante fotografo non abbia chiesto ad ogni singolo soggetto dello scatto i motivi per cui in quel momento si stesse trovando in piazza, non può saper quanti altri stessero in quel luogo per motivi importanti e non frivoli.

“Non puoi sapere proprio un cazzo delle vita degli altri”, diceva Freccia in un noto monologo tra radio libere e canzoni di Ligabue.

Questa, signori e signore,  è pornografia allo stato puro, dove per “pornografia” intendo compiacersi (quasi eccitarsi) di fronte alla visione di determinate scene, perchè dai, diciamocelo, è da quando stavamo con i nostri smartphone sui balconcini arcobaleno e trottolini dududu dadada che cerchiamo di cogliere in fallo qualsiasi categoria sociale, siamo partiti con i runner, poi siamo passati ai “giovani”, come se la categoria giovani potesse contenere, senza alcuna distinzione, 13,8 milioni di italiani (tra i 18 e i 35 anni – Fonte Instat) e infine ora siamo arrivati allo scatto pornografico della GGGENTE in piazza, da bravi onanisti professionisti, in attesa del prossimo coito solitario da espletare in mezzo alla folla, ma auto innalzandosi da essa, assegnandosi il ruolo di “controllore” e, infine, immergendosi in un oceano di morale superiore.

DISCLAIMER: Questo pugno di righe non è un inno agli assembramenti, al non uso della mascherina o chissà che altro, ma un invito a ragionare mentre si fa lo scatto da Big Like da postare sui social, a cliccare sul “telecamera frontale” per vedere il proprio faccione tronfio e baldanzoso, infiammato dal finto sdegno, e capire che non c’è scatto che tenga se vediamo solo le miserie degli altri, e non le nostre.

Pace e bene.

 

 

L’autore

Matteo Rubbini

Matteo Rubbini

Non mi prendo abbastanza sul serio per scrivere una bio.

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